Jiu Jitsu Brasiliano (BJJ): la guida completa

25 Marzo 2026 Blog
Jiu Jitsu Brasiliano (BJJ) la guida completa

Il jiu jitsu brasiliano — o BJJ, come lo chiamano quasi tutti — è un’arte marziale specializzata nella lotta a terra. Il suo principio fondante è semplice da enunciare e difficile da accettare per chi non l’ha mai provato: una persona più piccola e tecnicamente preparata può controllare e sottomettere un avversario più grande e più forte, senza tirare un solo colpo.

Se stai cercando uno sport da combattimento completo, un sistema di difesa personale concreto o semplicemente un modo diverso di allenarti, qui trovi tutto quello che serve per capire se il BJJ fa per te. Ti parlo di storia, tecniche, cinture, benefici, differenze con altre discipline e — aspetto spesso trascurato nelle guide online — come si svolge davvero un allenamento, quanto costa iniziare e come scegliere la palestra giusta.

Questa guida è pensata per chi si avvicina al BJJ per la prima volta o ci sta pensando, ma anche per chi già pratica e vuole capire meglio il contesto storico e tecnico della disciplina. Se invece hai già la cintura viola e cerchi analisi tattiche avanzate, probabilmente non è il punto di partenza giusto.

Se vuoi un quadro ancora più ampio su tutte le discipline marziali disponibili, ti consiglio la mia guida completa alle arti marziali.

Che cos’è il jiu jitsu brasiliano

Il jiu jitsu brasiliano (in inglese Brazilian Jiu-Jitsu, abbreviato BJJ) è un’arte marziale, uno sport da combattimento e un metodo di difesa personale focalizzato sulla lotta a terra. A differenza di boxe, Muay Thai o karate, nel BJJ non si tirano pugni né calci: l’obiettivo è portare l’avversario al suolo e costringerlo alla resa applicando strangolamenti, leve articolari o posizioni di controllo dominante.

Il termine “jiu jitsu” deriva dal giapponese 柔術 (jūjutsu), che significa “arte della flessibilità”. La versione brasiliana ha mantenuto il nome ma ha sviluppato un approccio completamente diverso rispetto al jiu jitsu tradizionale giapponese, concentrandosi quasi esclusivamente sul combattimento al suolo.

Un aspetto che rende il BJJ unico: lo sparring reale — chiamato rolling — è parte integrante di ogni allenamento. Non si tratta di ripetere forme o sequenze prestabilite contro un compagno compiacente. Si lotta davvero, con intensità controllata ma senza copione. Questo approccio sviluppa capacità che funzionano anche fuori dalla palestra.

La storia del BJJ: dal Giappone al Brasile

L’arrivo di Mitsuyo Maeda in Brasile

La storia del jiu jitsu brasiliano inizia con un judoka giapponese: Mitsuyo Maeda. Allievo del fondatore del judo Kanō Jigorō, Maeda lasciò il Giappone nel 1904 per un lungo viaggio di dimostrazioni attraverso decine di paesi. Accettava sfide da pugili, lottatori e praticanti di ogni disciplina, mettendo alla prova le sue tecniche di lotta a terra (ne-waza) in contesti reali.

Il 14 novembre 1914 Maeda arrivò in Brasile, dove si stabilì e iniziò a insegnare. All’epoca la distinzione tra judo e jiu jitsu non era netta fuori dal Giappone, e la disciplina veniva semplicemente chiamata “jiu jitsu”.

La famiglia Gracie e la nascita del BJJ

Tra gli allievi brasiliani di Maeda c’era Carlos Gracie, che nel 1925 aprì la prima accademia Gracie a Rio de Janeiro insieme ai fratelli. Il vero punto di svolta arrivò con il più giovane dei fratelli: Hélio Gracie.

Hélio era fisicamente gracile e non riusciva a eseguire molte delle tecniche di judo che richiedevano forza diretta. Per necessità, iniziò a modificare e adattare le tecniche enfatizzando le leve meccaniche, il posizionamento e il controllo a terra. Nacque così un sistema pensato per permettere al più debole di difendersi dal più forte — il cuore filosofico del BJJ.

I Gracie organizzavano sfide aperte chiamate “Desafios Gracie”: incontri senza regole (o quasi) contro praticanti di boxe, capoeira, lotta e altre arti marziali. Questi incontri, noti come vale tudo, dimostrarono l’efficacia del loro metodo e resero celebre la famiglia in tutto il Brasile.

Nel 1993, Rorion Gracie co-organizzò il primo UFC (Ultimate Fighting Championship) negli Stati Uniti, e suo fratello Royce lo vinse dominando avversari molto più grandi. Fu il momento in cui il mondo intero scoprì il BJJ.

Oswaldo Fadda e la democratizzazione del BJJ

La storia del BJJ non è solo storia dei Gracie. Luiz França, che secondo la tradizione studiò con Soshihiro Satake e con lo stesso Maeda (anche se alcuni storici contestano quest’ultima attribuzione), trasmise le sue conoscenze a Oswaldo Fadda, che aprì una scuola indipendente e portò il BJJ nelle comunità più povere di Rio de Janeiro, le favelas. Fadda sviluppò in particolare le tecniche sulle gambe (leg locks), meno comuni nel BJJ dei Gracie. Il suo contributo fu fondamentale per la diversificazione tecnica e sociale della disciplina.

Oggi esistono quattro grandi branche storiche del BJJ: Gracie Humaita, Gracie Barra, Carlson Gracie Jiu-Jitsu e Alliance Jiu-Jitsu, oltre a decine di scuole e affiliazioni indipendenti.

Come funziona il BJJ: le regole base

Una gara di BJJ si vince in due modi:

  1. Per sottomissione (submission): applichi uno strangolamento, una leva articolare o una presa dolorosa che costringe l’avversario ad arrendersi — lo segnala battendo la mano sul tappeto o sul corpo (il cosiddetto tap).
  2. Per punti: se nessuno ottiene la sottomissione, vince chi ha accumulato più punti conquistando posizioni di controllo (monta, controllo laterale, schiena) o eseguendo passaggi di guardia, proiezioni e ribaltamenti (sweep).

La sottomissione è considerata la vittoria “pulita” per eccellenza. A differenza del judo, dove l’arbitro può interrompere la lotta a terra dopo pochi secondi, nel BJJ il combattimento al suolo può continuare per tutta la durata del match (generalmente 5-10 minuti per gli adulti).

Non sono ammessi colpi di nessun tipo: né pugni, né calci, né gomitate. Questo rende il BJJ uno degli sport da combattimento più sicuri in termini di traumi cranici, pur essendo fisicamente molto impegnativo.

Le posizioni e le tecniche fondamentali

Le posizioni di controllo

Nel BJJ le posizioni determinano chi ha il vantaggio. Le principali sono:

La guardia (guard) è la posizione base di chi sta con la schiena a terra ma usa le gambe per controllare l’avversario — impedendogli di avanzare o creando opportunità di attacco. Esiste la guardia chiusa (gambe incrociate dietro la schiena dell’avversario), la mezza guardia e decine di varianti più elaborate.

La monta (mount) è la posizione dominante per eccellenza: sei seduto sul torace dell’avversario supino, con il peso che grava su di lui e ampia libertà di attacco.

Il controllo laterale (side control) si ottiene posizionandosi perpendicolarmente all’avversario a terra, usando il peso del corpo per immobilizzarlo.

Il controllo della schiena (back control) è la posizione più pericolosa per chi la subisce: l’avversario è alle tue spalle, con i “ganci” (le gambe infilate attorno al corpo) che impediscono la fuga.

Le sottomissioni principali

Le sottomissioni si dividono in due grandi famiglie:

Gli strangolamenti (chokes): bloccano il flusso di sangue al cervello o l’aria alla trachea. I più comuni sono il rear naked choke (strangolamento dalla schiena), il triangolo (triangle choke, eseguito con le gambe) e la ghigliottina (guillotine).

Le leve articolari (joint locks): forzano un’articolazione oltre il suo arco naturale di movimento. Le più frequenti sono l’armbar (leva al gomito), la kimura e l’americana (leve alla spalla) e le heel hook (leve alla caviglia, ammesse solo ai gradi avanzati).

Sweep, passaggi di guardia e transizioni

Il BJJ è definito spesso come una “partita a scacchi fisica”: non basta conoscere le posizioni, bisogna saper passare dall’una all’altra. I sweep sono tecniche per ribaltare l’avversario dalla guardia e arrivare in posizione dominante. I passaggi di guardia (guard passes) servono per superare le gambe dell’avversario e raggiungere posizioni di controllo. La fluidità nelle transizioni è ciò che distingue un praticante esperto da un principiante.

Gi vs No-Gi: due anime dello stesso sport

Il BJJ si pratica in due varianti:

Il Gi (con il kimono): i praticanti indossano un kimono in cotone pesante — giacca, pantaloni e cintura — che offre molti punti di presa. Le tecniche con il Gi enfatizzano le prese sul tessuto (colletto, maniche, pantaloni), e l’allenamento tende ad essere più metodico e posizionale.

Il No-Gi (senza kimono): si indossano una rashguard (maglia aderente) e pantaloncini. Senza tessuto da afferrare, il gioco diventa più veloce e dinamico, con maggiore enfasi sulla presa corpo a corpo e sulla velocità di transizione. Il No-Gi è più simile al grappling e più direttamente applicabile alle situazioni reali (dove nessuno indossa un kimono) e alle MMA.

CaratteristicaGiNo-Gi
AbbigliamentoKimono (giacca + pantaloni + cintura)Rashguard + pantaloncini
VelocitàPiù lento e controllatoPiù rapido e dinamico
PreseSul tessuto (colletto, maniche)Sul corpo (collo, polsi, gamba)
Strangolamenti con tessutoSì (es. cross choke)No
Rilevanza per MMAIndirettaDiretta
Rilevanza per difesa personaleMedia (l’aggressore potrebbe indossare vestiti pesanti)Alta

La maggior parte delle palestre offre entrambi gli stili. Nella mia esperienza, allenarsi in entrambi produce un praticante più completo.

Il sistema delle cinture nel BJJ

Il BJJ utilizza un sistema di cinture per indicare il livello del praticante. A differenza del karate o del taekwondo, dove i passaggi di grado possono avvenire rapidamente, nel BJJ la progressione è notoriamente lenta e basata su capacità reali dimostrate durante lo sparring.

Le cinture per adulti, dalla principiante all’esperta:

  1. Bianca — il punto di partenza. Fase di apprendimento dei fondamentali, può durare 1-2 anni.
  2. Blu — primo traguardo significativo. Il praticante conosce le posizioni base e ha almeno una tecnica efficace da ogni posizione. Durata: 2-3 anni.
  3. Viola — livello intermedio-avanzato. Il praticante sviluppa il proprio stile personale. Durata: 1,5-3 anni.
  4. Marrone — esperto. Affinamento tecnico e capacità di insegnamento. Durata: 1-2 anni.
  5. Nera — maestria tecnica. Raggiungere la cintura nera richiede mediamente 10-15 anni di pratica costante.

Dopo la cintura nera esistono ulteriori gradi (coral belt rosso-nera, rosso-bianca e la rarissima cintura rossa, riservata ai pionieri della disciplina).

Per i bambini e adolescenti esiste un sistema intermedio con cinture aggiuntive (grigia, gialla, arancione, verde) che permettono una progressione più graduale.

Quasi tutte le scuole usano anche il sistema delle tacche (stripes): 4 tacche sulla cintura attuale indicano che il passaggio al grado successivo è vicino.

Come si svolge un allenamento tipico di BJJ

Se non hai mai messo piede in una palestra di BJJ, ecco cosa aspettarti da una lezione standard di 60-90 minuti:

Riscaldamento (10-15 minuti). Corsa, esercizi a corpo libero e movimenti specifici del BJJ: shrimping (il movimento del gamberetto, fondamentale per le fughe), bridging (ponte), rotolamenti e scivolate. Questi movimenti sembrano strani all’inizio ma diventano automatici nel tempo.

Parte tecnica (20-30 minuti). L’istruttore mostra una o due tecniche, le spiega nel dettaglio e i praticanti le ripetono a coppie. Si parte sempre lentamente, senza resistenza, per acquisire la meccanica corretta.

Drilling (10-15 minuti). Ripetizione delle tecniche con resistenza graduale. Il compagno comincia a reagire in modo più realistico.

Rolling / sparring (20-30 minuti). La parte più attesa: combattimento libero a coppie, di solito in round da 5-6 minuti con cambio di partner. Nel rolling si applica tutto quello che si è imparato, contro un avversario che fa altrettanto. L’intensità si regola in base al livello e alla reciproca comprensione.

Saluto finale. Il BJJ mantiene un forte senso di rispetto: ci si saluta a inizio e fine allenamento, e si ringrazia ogni compagno con cui si è lavorato.

I benefici del jiu jitsu brasiliano (fisici e mentali)

Il BJJ è molto più di uno sport. Ecco i benefici principali che osservo nei praticanti:

A livello fisico: il BJJ è un allenamento totale che coinvolge tutto il corpo. Migliora la forza funzionale (non quella da palestra, ma quella che serve per muovere un altro essere umano), la resistenza cardiovascolare, la flessibilità e la coordinazione motoria. Dopo pochi mesi noterai un cambiamento nella composizione corporea: meno grasso, più tono muscolare, maggiore mobilità articolare.

A livello mentale: il BJJ viene spesso paragonato a una partita a scacchi fisica. Richiede concentrazione totale, pensiero strategico in tempo reale e capacità di mantenere la calma sotto pressione — anche quando un avversario più pesante ti tiene inchiodato al suolo. Questa “resilienza sotto stress” si trasferisce in modo naturale alla vita quotidiana.

A livello sociale: la palestra di BJJ diventa una comunità. Il rolling crea un legame particolare: ti fidi di qualcuno che ti strangola (e che si fida di te). Le amicizie che nascono sul tatami tendono ad essere solide e durature.

Per la gestione dello stress: l’intensità dell’allenamento e la concentrazione totale richiesta funzionano come un “reset” mentale. Dopo 90 minuti di BJJ è difficile continuare a pensare ai problemi del lavoro. Il rolling richiede la tua attenzione al 100% — non puoi distrarti quando qualcuno sta cercando di strangolarti. Questa concentrazione forzata produce un effetto simile alla meditazione, con il beneficio aggiunto di un allenamento fisico intenso.

Per la fiducia in sé stessi: il BJJ ti mette di fronte a situazioni scomode — essere bloccato sotto un avversario più pesante, non riuscire a liberarti, commettere errori — e ti insegna che puoi gestirle. Questa fiducia non è quella del bullo che alza la voce: è la calma tranquilla di chi sa che, se le cose dovessero andare male, ha degli strumenti concreti. È un effetto che si nota spesso nei praticanti: questa sicurezza interiore si riflette anche nel portamento e nell’atteggiamento fuori dalla palestra.

Il BJJ è efficace per la difesa personale?

Questa è una delle domande più frequenti, e la risposta merita una riflessione onesta.

Il BJJ è molto efficace nel combattimento uno-contro-uno. Se una situazione degenera e finisci a terra — cosa che accade spesso nelle aggressioni reali — il BJJ ti dà strumenti concreti per controllare l’avversario e neutralizzare la minaccia senza necessariamente causare danni gravi. È una delle poche discipline che ti permette di immobilizzare un aggressore e attendere l’arrivo dei soccorsi.

Detto questo, il BJJ ha dei limiti evidenti in un contesto di strada: non insegna a gestire i colpi (pugni, calci), e finire a terra contro più di un aggressore è estremamente pericoloso. Per questo motivo, la difesa personale più completa si costruisce integrando competenze diverse.

Per un approfondimento su questo tema, leggi la mia guida alla difesa personale per chi parte da zero. Se il tuo obiettivo principale è la sicurezza nella vita di tutti i giorni, può essere utile anche capire cosa rende il kung fu efficace in strada e conoscere gli errori più comuni nelle situazioni di aggressione.

Nella mia esperienza di istruttore di Ving Tsun (Wing Chun), che è un’arte marziale focalizzata sul combattimento in piedi e sulla corta distanza, considero il BJJ un complemento eccellente. Chi padroneggia sia il combattimento in piedi sia quello a terra ha una preparazione nettamente superiore.

Se vuoi capire come integrare il BJJ con altre discipline per costruire una difesa personale più completa, puoi contattarmi per una consulenza gratuita — posso aiutarti a orientarti in base ai tuoi obiettivi e al tuo livello di partenza.

BJJ vs judo, grappling e jiu jitsu tradizionale: le differenze

BJJ vs judo

BJJ e judo condividono le stesse radici storiche, ma oggi sono discipline profondamente diverse. Il judo enfatizza le proiezioni (portare l’avversario da in piedi al suolo con potenza e precisione) e ha regole che limitano il tempo di lotta a terra. Il BJJ inverte le priorità: la fase in piedi serve solo a portare il combattimento al suolo, dove inizia il “vero” match.

Il judo è sport olimpico dal 1964, il BJJ non lo è (anche se le pressioni per l’inclusione crescono). A livello tecnico, un judoka esperto avrà proiezioni migliori; un praticante di BJJ esperto avrà un vantaggio netto nella lotta a terra.

BJJ vs grappling

“Grappling” è un termine ombrello che comprende tutte le forme di lotta senza colpi: BJJ, judo, lotta libera, lotta greco-romana, sambo. Il BJJ è una forma di grappling, ma si distingue per l’enfasi sulle sottomissioni e per la presenza del Gi come variante di allenamento e competizione.

Il submission grappling (o no-gi grappling) è la variante competitiva più vicina al BJJ no-gi, e le due discipline si sovrappongono quasi completamente.

BJJ vs jiu jitsu giapponese

Il jiu jitsu tradizionale giapponese (jūjutsu) è l’antenato di molte arti marziali moderne. A differenza del BJJ, comprende colpi, proiezioni, armi tradizionali e tecniche di difesa personale in piedi. Il BJJ ha preso dal jūjutsu (via judo) solo la componente di lotta a terra e l’ha sviluppata in profondità.

La differenza pratica più importante: nel BJJ il combattimento libero (rolling) è centrale e obbligatorio, mentre molte scuole di jūjutsu tradizionale lavorano principalmente con forme prestabilite (kata).

Se vuoi confrontare il BJJ con altre discipline per capire quale fa più al caso tuo, puoi leggere quale arte marziale scegliere. Per approfondire discipline specifiche, ho scritto anche su Krav Maga e Muay Thai.

Come iniziare a praticare BJJ: la guida pratica

Come scegliere la palestra giusta

Non tutte le palestre di BJJ sono uguali. Ecco i criteri che consiglio di valutare:

Verifica le credenziali dell’istruttore: quale cintura ha, da chi l’ha ricevuta, da quanto tempo insegna. Nel BJJ la cintura nera è un titolo che si guadagna in anni di pratica verificabile — diffida di chi non è trasparente sulla propria formazione.

Osserva l’atmosfera: una buona palestra di BJJ ha un clima di rispetto e collaborazione, non di competizione aggressiva. I principianti vengono accolti e seguiti, non usati come sparring partner dai più esperti.

Chiedi se è possibile fare una lezione di prova gratuita — la maggior parte delle palestre serie lo offre. Approfitta per osservare come i praticanti interagiscono tra loro.

Controlla che la palestra sia affiliata a una federazione riconosciuta (in Italia: FIJLKAM tramite UIJJ, oppure organizzazioni internazionali come IBJJF).

Un database utile per trovare palestre di BJJ in tutta Italia è il motore di ricerca di Grappling-Italia.

L’attrezzatura che ti serve

Per iniziare servono poche cose:

Per il BJJ con Gi: un kimono specifico per BJJ (diverso da quello di judo, con taglio più aderente e cuciture rinforzate), una cintura bianca (spesso inclusa), e opzionalmente una rashguard da indossare sotto la giacca. Budget indicativo: 60-80 euro per un Gi entry-level, 100-150 euro per un Gi di qualità media-alta.

Per il BJJ No-Gi: rashguard (maglia aderente) e pantaloncini da grappling o leggings a compressione. Budget: 30-60 euro.

Accessori consigliati: paradenti (fondamentale), conchiglia protettiva, ciabatte per spostarsi dal tatami al bagno (l’igiene è una regola ferrea nel BJJ).

Infortuni comuni e come prevenirli

Il BJJ è meno traumatico di arti marziali con colpi, ma non è privo di rischi. Gli infortuni più comuni riguardano le articolazioni (spalle, gomiti, ginocchia), la cute (abrasioni da tappeto, infezioni cutanee se l’igiene non è curata) e le orecchie (la cosiddetta “orecchio a cavolfiore”, un ematoma che si forma per i contatti ripetuti).

Per ridurre i rischi: impara a “battere” (tap) in fretta quando una leva è applicata, non lasciare che l’ego ti porti a resistere troppo; riscaldati sempre; mantieni le unghie corte e il Gi pulito dopo ogni allenamento; usa una protezione auricolare se vuoi prevenire l’orecchio a cavolfiore.

Il BJJ in Italia: federazioni, gare e dove allenarsi

Il jiu jitsu brasiliano è in forte crescita in Italia. La federazione ufficiale di riferimento è la FIJLKAM (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali), riconosciuta dal CONI, che gestisce il BJJ sotto il settore Arti Marziali. L’organismo tecnico che si occupa specificamente di BJJ agonistico è la UIJJ (Unione Italiana Jiu Jitsu), che organizza il calendario gare e il ranking ufficiale.

Nel 2026 il calendario UIJJ/FIJLKAM comprende 15 date ufficiali di gare, con un montepremi complessivo di 27.000 euro per il ranking. Tra gli eventi principali: l’Italian BJJ Open, la Bologna BJJ Challenge, la Mediterraneo BJJ Cup. Tutte le tappe sono trasmesse in diretta su FloGrappling.

A livello internazionale, la federazione di riferimento è la IBJJF (International Brazilian Jiu-Jitsu Federation), che organizza i Campionati Mondiali (Mundial) e il circuito internazionale di gare.

Il BJJ non è attualmente sport olimpico, ma la sua popolarità mondiale è in crescita costante e il dibattito sull’inclusione ai Giochi è aperto.

Domande frequenti sul jiu jitsu brasiliano (FAQ)

A che età si può iniziare il BJJ? Non esiste un’età minima rigida. Molte palestre accettano bambini dai 4-5 anni, con programmi adattati. Per gli adulti, non è mai troppo tardi: molte persone iniziano a 30, 40 o anche 50 anni. La progressione sarà diversa, ma i benefici fisici e mentali restano.

Quanto tempo ci vuole per diventare cintura nera? In media 10-15 anni di pratica costante. Il percorso dipende dalla frequenza degli allenamenti (almeno 3 volte a settimana è considerato un buon ritmo), dal talento individuale e dalla partecipazione alle competizioni.

Il BJJ è adatto alle donne? Assolutamente sì. Il BJJ è progettato per permettere a chi è fisicamente più piccolo di avere la meglio su avversari più grandi, il che lo rende particolarmente rilevante per le donne. Molte palestre hanno classi dedicate. L’ambiente dovrebbe essere sempre rispettoso — se non lo è, cambia palestra.

Posso praticare BJJ se ho problemi alla schiena o alle articolazioni? Dipende dalla condizione specifica. Il BJJ richiede mobilità articolare e flessibilità, ma un buon istruttore può adattare l’allenamento. È sempre consigliato consultare un medico sportivo prima di iniziare, soprattutto in caso di problematiche preesistenti.

Quanto costa praticare BJJ in Italia? Gli abbonamenti variano in base alla zona e alla struttura. Come ordine di grandezza, aspettati una cifra tra 60 e 120 euro al mese per allenamento illimitato. Molte palestre offrono lezioni di prova gratuite.

Devo essere già in forma per iniziare? No. Si comincia dal livello in cui ci si trova, e il BJJ stesso diventa il mezzo attraverso cui costruire la forma fisica. Nella prima settimana sarai stanco dopo 10 minuti, dopo tre mesi terrai un rolling intero. La progressione è naturale.


Il passo successivo

Se sei arrivato fin qui, probabilmente il BJJ ti incuriosisce davvero. Il modo migliore per capire se fa per te è provarlo: cerca una palestra nella tua zona, chiedi una lezione di prova e presentati con la mente aperta.

Se invece vuoi orientarti tra le diverse arti marziali prima di scegliere — o se stai valutando un percorso che integri combattimento in piedi e lotta a terra — puoi scrivermi direttamente. Come istruttore di Ving Tsun con una visione ampia sulle discipline marziali, posso aiutarti a capire quale percorso ha più senso per i tuoi obiettivi. La prima consulenza è gratuita e senza impegno.

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Paolo Mazzoni
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